Domanda di propaganda
Il Ministero della Propaganda ha colpito ancora. Martedì scorso, in 22 città italiane, si sono registrati una serie di blitz degli scagnozzi del Tesoro (Guardia di Finanza ed ispettori dell’Agenzia delle Entrate) nelle sedi delle banche svizzere operanti nel nostro paese ed in alcuni istituti che hanno “la colpa” di operare con intermediatori finanziari elvetici. E’ impensabile che l’enorme mole di dati raccolti durante questo show possa venire veramente analizzata alla ricerca di chissà quali irregolarità. Fra l’altro, le agenzie delle banche svizzere che risiedono nel territorio italiano sono soggette alle medesime regole degli altri istituti di credito, sono sotto la vigilanza della Banca d’Italia e difficilmente saranno così sprovvedute da tenere informazioni riguardanti conti off-shore dei loro clienti. Per lo più esse svolgono l’importante lavoro di appoggio per le imprese italiane che fanno affari nella Confederazione. I modi scelti dalle autorità italiane per svolgere questi accertamenti hanno lasciato esterrefatte le controparti elvetiche, che hanno mostrato il proprio disappunto chiedendo un incontro con i nostri rappresentanti diplomatici in Svizzera. Qual è allora il vero obiettivo di questo sguinzagliamento di cani pubblicizzato ed amplificato dai media? Non sarà mica una mossa del nostro ministro in calzamaglia per cercare di mettere un po’ di paura a chi detiene capitali all’estero e spingerli ad “approfittare” dello scudo fiscale?
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