The Diamond Age

Ovvero, il sottoscala del portinaio dello Snow Crash
Sun Nov 8
Sat Nov 7
Nothing in life is to be feared. It is only to be understood. Marie Curie (via bitchville)
dicono che da un viaggio non si ritorna mai identici a quando si era partiti.
io dico che da un viaggio non si ritorna mai.
ma si riparte,
sempre.
places that pull (via strepitupido) (via ciclotimia) (via clairefisher) (via expectingtofly) (via trampfox)

Why Ayn Rand is hot again

aslowboattopurgatory:

kaching:

From The Wilson Quarterly, a review of Goddess of the Market: Ayn Rand and the American Right by Jennifer Burns and Ayn Rand and the World She Made by Anne C. Heller (and a review by Francine Prose at Bookforum; and more at Liberty and more at Reason; and more and more and more and more and more and more). With two new biographies, the mother of Objectivism is so in vogue now that even designers such as Ralph Lauren are finding inspiration in her writing. Why Ayn Rand is hot again: Brian Doherty on the unconservative Ayn Rand and her relationship to the American right. Mark Sanford on how Ayn Rand has drifted in and out of favor, but she may be more relevant today than ever before. Sam Anderson on the one argument Ayn Rand couldn’t win. Howard Roark in New Delhi: The surprising popularity of a libertarian hero in India. From Inside Catholic, John Zmirak on the vanity of Ayn Rand. From Obit, an article on Ayn Rand and the supremacy of self. A life of contempt: Ayn Rand’s defining characteristic was hatred — for government, other people, and the very concept of human kindness. Objectionable content: Having waded through her complete works, Gerald Houseman concludes that there should never, ever be an Ayn Rand revival. From Esquire (in 1961), Gore Vidal may not like New York Times’ critic Orville Prescott, but he dislikes Ayn Rand’s “philosophy” even more. From the Journal of Libertarian Studies, a special issue on the 50th anniversary of the publication of Atlas Shrugged. Molly Sechrest on Atlas Shrugged in Haight-Ashbury: A Memoir. Ralph R. Reiland on how Atlas is shrugging. An interview with Robert Mayhew on Ayn Rand’s We the Living.

NY23: una lezione per la destra americana ed italiana

La vittoria repubblicana del 3 Novembre ha una rilevante eccezione, che suggerisce una lezione valida su entrambe le sponde dell’Atlantico: la destra vince quando è liberale a tutto tondo, non quando si contraddice diventando statalista sul piano etico.

I candidati del centrodestra hanno vinto in Virginia ed in New Jersey, ma hanno perso il seggio del 23mo collegio di New York. E’ vero che a New York il voto conservatore è stato diviso in due, con la candidata repubblicana ufficiale che, alla fine, si è ritirata appoggiando l’avversario democratico e spostando una componente non trascurabile di voti; l’establishment del partito si era tuttavia schierato dalla parte di Doug Hoffman, repubblicano che correva per il Conservative Party, ed il seggio NY23 è in teoria conservatore per un ampio margine. Virginia e New Jersey, al contrario, erano stati che avevano votato in massa per Barack Obama e dove i repubblicani non vincevano le elezioni statali da anni. La vittoria, insomma, era più probabile proprio dove il centrodestra americano è stato sconfitto.

Come fa notare Roger L. Simon , la differenza va probabilmente al di là delle differenze tattiche e contingenti nel voto. I candidati repubblicani vincitori hanno sottolineato un programma economico volto a ridurre spese e tasse, senza promettere agli elettori interventi sul piano etico. Hoffmann, al contrario, ha sì sottolineato il proprio liberalismo sul piano economico, ma lo ha accoppiato ad un forte interventismo etico, che vorrebbe legiferare su aborto ed omosessuali. Non solo, infatti, ha proiettato l’immagine di un politico disgustato dall’appoggio al piano di stimolo di Obama da parte della candidata ufficiale del GOP, Dede Scozzafava, ma è stato almeno altrettanto critico verso la sua tolleranza per l’idea dei matrimoni gay e per la possibilità di abortire per le donne. Il risultato è stata una sconfitta ampiamente evitabile. Con il suo comportamento, ha rinunciato ad una fetta rilevante dell’elettorato americano: quella fetta di individui (circa un quinto degli elettori) che non vogliono soltanto che lo stato tenga le mani fuori dalle loro tasche, ma anche il naso fuori dalle loro camere da letto.
Sono questi gli elettori che hanno contribuito in maniera determinante, quanto gli evangelici, alle vittorie del Partito Repubblicano negli ultimi trent’anni; sono anche il futuro, demograficamente parlando, del partito. Gli americani si sono insomma dimostrati favorevoli a candidati che promettano di tenere il governo fuori dalle vite dei cittadini sia nella sfera privata che in quella economica.

Non si intende con questo che i candidati socialmente conservatori debbano rinnegare le proprie scelte personali, oppure che queste non debbano essere rilevanti, tutt’altro; il neo-governatore della Virginia Bob McDonnell è un conservatore religioso a livello personale, ma ha vinto proprio perché ha puntato sui temi economici, senza polarizzare l’elettorato con un appello all’interventismo etico. Gli elettori preferiscono decidere direttamente quali siano i comportamenti eticamente accettabili, piuttosto che vederseli dettare tramite la coercizione legislativa. Ridurre la libertà, in ogni ambito, è, in sintesi, una scommessa molto pericolosa per i politici della destra americana: volendo escludere i “moderati”, i conservatori duri e puri sono in realtà divisi dal punto di vista etico e l’unico modo per mantenerne l’unità è quello di lasciare le scelte private al di fuori delle aule parlamentari (magari tramite referendum, come accaduto nel Maine). I fondamentalisti religiosi possono essere una componente estremamente organizzata, ma il loro voto non è più determinante di quello della numerosa e crescente componente libertaria.

In Italia, il PdL mostra da lungo tempo i medesimi sintomi che hanno procurato tanti guai al GOP: una deriva verso una visione corporativa e clericale della destra, schiacciata su di un proibizionismo etico mirante ad imporre per legge valori che andrebbero invece difesi, quotidianamente, da ognuno di noi. Non dobbiamo dare per scontato che una simile supplenza legislativa alla coscienza individuale sia gradita, neppure per gli italiani; si è potuto verificare il contrario in più occasioni. E’ tempo, anche per il PdL, di accettare il principio per cui il governo deve garantire le libertà dei cittadini in ogni ambito, senza volerne dettare minuziosamente i contenuti; probabilmente anche una maggioranza dei cattolici accetta che la persuasione e la pressione sociale funzionino meglio di una falsa virtù imposta per legge. Continuare sulla strada di un partito dedito a crociate moralistiche rischia di rinchiudere il PdL in un ghetto, impedendogli di cogliere il vero motivo della immensa popolarità del messaggio berlusconiano del 1994: una promessa di libertà, dopo due generazioni di Stato Etico.

JCF - The Mote in the God’s Eye

Taxation is slavery

You are a slave. Whether you think you are or not is irrelevant. You are a slave. 

Your masters in their gleaming palaces tax your labor through excises, imposts, duties, tariffs, customs, by taxes on property, on income, on sales, on inheritance, by forcing you to pay them to carry a gun, to get a job, to drive a car. 

Your average Joe Slave pays anywhere from 10-60% of the product of his labor to the government. 

Think about it. Sales taxes alone are usually somewhere around 10%. Even God only required that much. But then you indirectly pay the taxes levied on corporations through the increased prices of their products. You pay continually just to own a piece of land. If a peasant in Somalia or a wineseller in France wants to sell you something from his country, the government forces you to pay more than the seller asks. 

If you refuse to pay these taxes, the IRS will knock on your door and tell you that you have to pay a fine. If you refuse, you’ll be thrown in jail. If you resist, you’ll be killed. 

So, yes, you are a slave. If only 25% of your income were taxed (wouldn’t that be wonderful!), it would mean that, from January through March, ALL of your income goes to feed government bureaucrats and thugs. 

As it is, however, many of us work through June or July and receive nothing for ourselves; only when August rolls around are the gangsters in our city halls, state capitals, and in Washington, D.C. paid off. 

What can you do? How can you be free? First, realize that taxation is unjust; it’s slavery. Convince other people that they should be free as well. And then, when the bureaucrats have millions upon millions of “citizens” who are no longer happy with being slaves, we’ll see what kind of luck they have in taking half our money every year.

Fri Nov 6

reasonstohatecommunists:

Quotes from Democrats.

Coerenza, questa sconosciuta…